HOME   LA NOSTRA TRAGICA  STORIA     PRIMA E DOPO   FOTO GALLERY     DI PENNA SI PERISCE     FINALMENTE!     e- mail


 Testi e foto di proprietà della famiglia Corrado, diffidiamo chiunque dal diffonderli su altri siti, tv, carta stampata o su qualsiasi mezzo di comunicazione senza la nostra autorizzazione firmata.



LA NOSTRA TRAGICA STORIA

Villa Poggio ai Grilli  è stata progettata ed edificata dalla famiglia Corrado ad uso di residenza   privata,  tuttavia alla fine degli anni ottanta fu deciso di  trasformarla  in un hotel ristorante quattro stelle specializzato nell'organizzazione di banchetti nuziali.



 Quando avvenne la tragedia più grande eravamo già reduci da tante persecuzioni organizzate da un uomo piuttosto potente che si era messo in testa di comprare a tutti i costi la nostra villa a un prezzo stracciato e visto che avevamo sempre rifiutato le sue offerte arroganti era passato a alle maniere forti corrompendo un losco individuo in divisa della zona. Ma finalmente dopo tante sofferenze il corrotto se ne andò e noi ricominciammo a vivere e a respirare anche se con danni non indifferenti.

Le proposte insistenti di vendita della villa non sono mai terminate e sono state più intense soprattutto nei momenti di più grande difficoltà. Ma l' inizio della nostra tragedia più grande ed irreparabile cominciò nel 1997.

Quando cominciò il nostro dramma la famiglia Corrado era composta da: nonno Luciano, 75 anni, nonna Graziella, 70 anni, la loro unica figlia Ajmona di 35 anni,  lo zio Rolando di 76 e V. Ajmona di 14 anni. Queste erano le età nel 1997 quando iniziò  lo tsunami, quando iniziarono le continue raffiche di mitra dei giornalisti, quasi da sembrare voler sterminare una famiglia conducendo tutti i membri alla morte di crepacuore se non di cancro per le difese immunitarie andate giù, come poi è successo, o se non di fame visto che hanno raso al suolo anche un'azienda del valore di molti  milioni di euro.

 

 

Dopo 5 anni dall'apertura della nostra attività, esattamente nel 1997, un cliente del ristorante prese in affitto due sale della villa per organizzare alcune mostre di pittura,  dopo alcuni mesi che egli rimandava sempre i pagamenti, mio cognato Luciano lo convocò nel suo ufficio e gli disse che non avrebbe più potuto tenere le sale occupate e che avrebbe dovuto pagare. Avendo ben capito che non gli sarebbe stato concesso più alcun servizio se non avesse pagato se ne andò sbattendo la porta con il suo camper dove lui abitava. Passarono i giorni e le settimane ma non si presentò più neanche per riprendere la sua roba.

 

Un cliente che non paga il conto è sempre una cosa spiacevole per un'azienda,  anche se lavoravamo tantissimo e l'hotel ristorante andava molto bene, in quel periodo stavamo ancora pagando il mutuo di centinaia di milioni di £ all'anno  per la trasformazione della villa da abitazione privata ad hotel ristorante: l' impianto di aria condizionata,  gli arredi alberghieri, la costruzione della piscina, l'acquisto della cucina industriale e tanti altre attrezzature  ci avevano spinto ad avvalerci di un finanziamento bancario.

 

  

Essendo nel periodo Pasquale, in alta stagione, decidemmo di far sgombrare le due sale dalla roba appartenente all'individuo. Durante le operazioni di sgombro emerse  uno scatolone con all'interno degli oggetti molto, molto strani fra  cui una pistola.

Mio cognato decise di chiamare la Polizia per consegnargli questa roba e nella speranza di poter recuperare il credito. Le autorità si fecero desiderare a lungo: nonostante i continui solleciti della  nostra famiglia passarono 20 giorni prima del loro arrivo.

Arrivò il capo della squadra mobile, fu' molto gentile e ci ringraziò tanto di averlo chiamato, disse che la roba di costui  l'avrebbe potuto aiutare nella ricerca del Mostro di Firenze di cui lui stava cercando le tracce, ci chiese  di poter chiamare il pm  a  visionare detto materiale. Dopo 20 minuti arrivò anch'egli presso la nostra casa. Dopo avergli consegnato  il tutto che loro presero in consegna sequestrandolo molto interessati, se ne andarono ringraziandoci tanto di averli chiamati e promettendo che ci avrebbero aiutato a recuperare il credito.

Ovviamente se avessimo  avuto qualcosa da nascondere non avremmo   mai e poi mai  chiamato la Polizia  e con tanta insistenza. Ma incredibilmente la nostra opera  di aiutare la giustizia  e la nostra speranza – assolutamente legittima- di recuperare quel credito ci si rivoltò contro, dopo pochi giorni il capo della squadra mobile si presentò con un mandato di perquisizione, e subimmo una perquisizione terribile dalle sette del mattino fino al pomeriggio impedendoci anche di telefonare all’avvocato. Mio cognato Luciano, fu' convocato d'urgenza in questura insieme al cuoco ed i vigili gli portarono pure via la macchina multandolo adducendo che non poteva sostare in via Zara, quindi rabbia su rabbia, e dire che quello non era niente in confronto a ciò che ci doveva accadere: “appena siamo arrivati ci hanno separati con modi arroganti, siamo stati interrogati sull'individuo lungamente, per andare in bagno ci hanno seguito due poliziotti armati di mitra e ci hanno impedito di parlarci” questo fu il racconto di mio cognato Luciano e del cuoco al ritorno da quell'interrogatorio,  fatto ad una persona che aveva la solo colpa di aver trovato degli oggetti strani e di averli consegnati alla Polizia. Anche qualora avessero voluto fare delle domande per avere dei chiarimenti sicuramente con un uomo come mio  cognato non c'era bisogno del mitra! Figlio di un ufficiale di Marina, estremamente colto (parlava perfettamente: greco antico, latino, inglese e  francese), era stato allievo prediletto ed amico di Paolo Emilio Taviani, distinto, sensibilissimo, intelligente, logico, calmo, affascinante per personalità, carisma, umiltà, semplicità, spontaneità, humor, uno di quegli uomini speciali che chi non l'ha conosciuto non potrà mai immaginare.

Tutta la famiglia soffrì molto per la perquisizione e per ciò che era avvenuto ma per Luciano  che era  una persona  di 75 anni, subire tutto questo trattamento assurdo, a lui non consono e vedere la sua famiglia trascinata nel fango fu un colpo troppo pesante e dopo pochi mesi  morì d'infarto.

 

A nostra insaputa cominciarono delle indagini terribilmente offensive nei nostri confronti: grazie alle agende sequestrate durante la perquisizione la squadra mobile convocò in questura tutte le persone che conoscevamo: lavoratori, amici, conoscenti e nemici ed  esaminò addirittura tutti i nostri  conti correnti degli ultimi quarant'anni.

Dopo l'immenso dolore per  la morte di mio cognato l'impegno dell'attività di hotel ristorante di cui si era sempre occupato lui, era troppo pesante per la nostra famiglia e così decidemmo di dare l'azienda in affitto.

 

Io già da tempo mi ero trasferito vicino Greve  e le mie nipoti assieme a mia sorella chiusero l'appartamento di 300 mq di Poggio ai Grilli  destinato ad uso familiare - dove si era ritirata la nostra famiglia al momento della trasformazione in hotel - per trasferirsi  a Roma, nella speranza di poter realizzare il sogno di mia nipote Ajmona: portare in teatro le sue opere e le sue poesie, trovare un editore e poi trarre dei  film dai suoi romanzi, che da decenni teneva nel cassetto a causa dell'impegno dell'attività.

Purtroppo dopo poco che arrivarono a Roma una persona della nostra famiglia si ammalò di cancro e quindi per noi  incominciò la tragica lotta contro questa terribile malattia: le corse da un dottore all'altro, da un ospedale all'altro, da un parere all'altro, l'operazione, la radioterapia ed i suoi terribili effetti collaterali.... passarono due anni terribili, prima di riuscire a vincere questo brutto male. Mentre combattevamo questa battaglia l'incendio degli articoli strani divampava sempre più scrivendo delle menzogne sulla nostra famiglia fino ad arrivare  ad un terribile linciaggio con delle calunnie fantascientifiche, una vera Apocalisse giornalistica, un'Odissea, una crocifissione. I rubinetti della più totale disinformazione furono aperti  a tutto spiano  e gli inquirenti rimasero a braccia conserte, impassibili, davanti a questa povera famiglia innocente, anzi estranea ai fatti che le venivano attribuiti! A quel punto visto che la segretaria del garante della privacy ci disse che non poteva far nulla scrivemmo un fax al Ministro Bianco ed al Ministro Scajola credendo che potessero essere competenti ma anche ciò fu deformato, falsato, smostrato dai giornali che scrissero che noi avevamo amici potenti e che cercavamo di far bloccare le indagini in malafede. Niente di più falso! Noi cercavamo solamente disperatamente una qualche autorità che potesse riportare le cose alla  legge ed  alla civiltà bloccando di corsa massima il tritacarne mediatico dentro al quale eravamo finiti senza motivo alcuno. Ci hanno usato per riempire e vendere più  giornali, senza alcuna coscienza  e poi ci hanno buttato via agonizzanti, sicuri che poi la morte sarebbe sopraggiunta e la storia sarebbe rimasta sconosciuta all'umanità. Perché i colpevoli ci sono, ripeto: non è un terremoto, un nubifragio, una calamità naturale imprevedibile, questo è stato un massacro compiuto da uomini.

 

La gente credendo, ancora tutt'oggi, che ciò che leggeva sui giornali  fosse vero iniziò a trattarci male ed a schivarci, ovunque andavamo intorno a noi c'era terra bruciata, perfino il dottore di guardia alla Misericordia di San Casciano la notte di Santo Stefano del 2002 si rifiutò di misurare la pressione a mia sorella Graziella: "Ma cosa vuole che misuri la pressione! Si crede che non l'ho riconosciuta? Lei  sta tutti i giorni sul giornale! Lei è amica di Pacciani!"  e così ovunque andavamo in continuazione nei supermercati, nei bar, nei negozi, solo sghignazzate, commenti, polemiche accusatorie denigratorie, occhiatacce, insulti bisbigliati, e quindi rabbie e salute che se n'è andata per sempre. Venivamo e veniamo trattati come i neri nell'America  degli anni quaranta: chi ci fissava, chi si girava di là con sguardo sprezzante e di superiorità, chi ci apostrofava e redarguiva usando qualsiasi scusa banale,  noi vedevamo e vediamo tutti gentili con tutti tranne che  con noi e questo veramente ci faceva  e ci fa macerare dentro, insomma ci viene e ci veniva inflitto da tutti un tipo di punizione collettiva. Vivevamo e viviamo nell'anelito dell'attesa del giorno in cui avremmo   gridato al mondo la nostra estraneità a tutte quelle menzogne che dei giornalisti visionari in malafede, inventavano continuamente, ed il mondo ci avrebbe abbracciato.

 

Dopo anni d'inferno terribilmente abbattuti moralmente per colpa di queste  pazzie, nuovamente   una mattina alle otto   nella  casa di Roma  arrivarono gli  agenti e fecero una perquisizione massacrante che durò fino al tardo pomeriggio. Mia nipote che all’epoca aveva diciannove anni  ebbe diversi collassi e per due volte gli agenti chiamarono di loro iniziativa l’ambulanza, perché si resero conto dello stato in cui era ridotta, mia sorella e le mie nipoti  passarono  quella giornata piangendo  disperatamente, per l'umiliazione che stavano subendo, non capendo il perché di tanta barbarie che si era accanita su di loro. Contemporaneamente vennero a perquisire la mia abitazione vicino a Greve, cosa potevano pensare  di trovare del mostro  a casa mia? Un ottantenne maestro di scacchi, ex partigiano, grande invalido di guerra di prima categoria, diploma d'onore al valor civile, con la salute a pezzi  per aver combattuto per  la libertà d'Italia? Nel mio appartamento non trovarono nulla ovviamente, io cercai di prendere la perquisizione con forza e filosofia, ma per la mia famiglia a Roma fu molto più dura. Per aver combattuto come partigiano ho perso la salute ed ho dovuto passare più di vent'anni in sanatorio, non mi sono potuto sposare, non ho avuto figli. E' questa la libertà,  civiltà, democrazia, umanità, logica, legge, uguaglianza per la quale ho combattuto tanto contro i tedeschi per la mia Italia? Un Italia che mi ha ricompensato massacrando la mia famiglia, confessando poi per iscritto dopo 8 anni che si trattava esclusivamente di un'ipotesi???????!!!!!!!

 

Quel giorno, eravamo ancora agli inizi di tutte le torture psicofisiche che avremmo dovuto subire:   verso le 18:00 quando ebbero finito di perquisire  la casa  di Roma  di mia sorella ed aver sequestrato cose che non avevano assolutamente alcun nesso con il Mostro di Firenze,  gli agenti  dissero le seguenti parole: "ora o vi mettete in viaggio con noi per Firenze, oppure andiamo lì da soli e spacchiamo tutte  le porte " (della casa fiorentina)  figuriamoci   Graziella e le altre se in quelle condizioni -senza mangiare né bere tutto il giorno- potevano essere in grado di affrontare un viaggio di centinaia di km con la piccola ridotta in quel modo ed anche loro che non avevamo fatto altro che piangere, questa minaccia durò a lungo Giuttari e Canessa che furono, gli artefici di tutto ciò e che avrebbero potuto rimandare la perquisizione di Firenze almeno al giorno dopo si rifiutavano di venire al telefono, come hanno sempre fatto, ...non ci hanno mai  voluti ne ricevere ne interrogare, alla fine il nostro
 avvocato con il quale eravamo in collegamento telefonico, grazie ad una grande pressione  riuscì a far rimandare  al giorno seguente però "se avessimo tardato anche solo di  5 minuti
 all'appuntamento dissero che avrebbero cominciato ” a buttarci giù le porte ".Alle  4 del mattino mia nipote Ajmona e mia sorella si misero   in viaggio lasciando lì da sola nella casa del mare la mia pronipote disperata, atterrita, sotto shock, immaginate con  che stato d'animo! Arrivarono   all'appuntamento con mezz'ora d'anticipo e gli agenti con mezz'ora di ritardo! Vollero cominciare a  perquisire le 6 casette prefabbricate  che abbiamo all'interno di un recinto in giardino, dove custodivamo centinaia di oggetti, perché in casa non c'è mai stato abbastanza spazio, mia sorella  e mia nipote  in lacrime disperate e distrutte  non trovarono le chiavi  così gli agenti presero il piccone  e iniziarono a prendere a picconate tutte le porte (vedi foto)

                                

Vetri, porte e serrature rotte a picconate -PROPRIO CON I PICCONI- dagli  uomini della squadra mobile

 

Per poi successivamente  fare il lancio al giavellotto con tutto ciò che era  all'interno: mobili  dei nonni anche  antichi, centinaia di quadri dipinti da  Ajmona che dipinge sin da quando era ragazza, foto, vestiti come l’abito da  sposa di mia sorella, la carrozzina di Ajmone, il fratellino che morì a sei   anni in conseguenza di un'operazione sbagliata, radio d'epoca,  lampadari,  giocattoli, arazzi, servizi di porcellana  da tè, spalliere  ecc..   

Graziella ed Ajmona  non fecero  altro che piangere disperate, e  anche mia nipote che era rimasta a Roma  con la quale si  tenevamo in contatto telefonico  si disperava sentendo la loro disperazione. Graziella ed Ajmona  dissero   continuamente:  “ma che fate ci state rompendo  tutto! Non potete!” e loro rispondevano: “state tranquille che il Ministero poi  paga tutti i danni” . Cosa avrebbe pagato? I danni dei nostri oggetti cari? Non  li avremmo venduti a nessun prezzo, perché per noi non ce l'avevano un prezzo e loro invece li stavano distruggendo.

                                                   

" Quadri dipinti da Ajmona LASCIATI PER 4 MESI ALLE INTEMPERIE!!!

            

"Arazzi, quadri, spalliere, candelieri e mobili vari  visibilmente rotti dagli uomini della squadra mobile e

dai 4 mesi d' intemperie naturali a cui sono stati da loro sottoposti

 

 E chiesero  continuamente  agli agenti in particolare al dottor Vinci che  quel giorno  fu il comandante di tutto questo  "ma poi la rimettete dentro questa roba vero!? Non la vorrete lasciare qui fuori?! " E lui rispondeva con tono molto rassicurante, mettendogli una mano sulla spalla    "ma che scherza signora stia tranquilla, rimetteremo tutto dentro,  glielo prometto, non si preoccupi, non si preoccupi  ".

 Poi dopo molte ore  gli stessi agenti cercarono di dissuadere Vinci dal continuare a buttare tutto fuori perché si erano resi conto che non c'era nulla che poteva aver a che fare con il mostro “ dottò basta qui non ce sta nulla!” ripetevano ma lui gli ordinava di continuare dicendo: “ no, no, tirate tutto fuori”. E così quando veramente tutto fu' fuori Vinci disse che ora bisognava andare a perquisire tutto l'appartamento, mia sorella e mia nipote lo supplicarono di far rimettere prima tutta la roba dentro, ma lui promise  che l'avrebbero fatto dopo.

 Perquisirono nuovamente  tutto l'appartamento, si ruppe un tubo dell'acqua che incominciò ad allagare tutto  così mia sorella si ripromise di provvedere a chiamare un idraulico  per ripararlo non appena gli agenti se ne fossero andati, appena terminata la perquisizione  alle ore 20:00 circa   stremate a digiuno da due giorni e sotto shock, il Dottor Vinci disse sempre con quel suo tono falsamente confidenziale:  "venite signore, venite a parlare fuori  che vi devo dire una cosa in privato ". In realtà  non gli doveva dire proprio niente e una volta che ingenuamente furono fuori con tono secco, girandosi verso un agente disse  “ chiudi”   gli agenti chiusero velocemente il portone blindato, presero le chiavi  sia di casa che della recinzione delle casette prefabbricate  e se ne andarono velocemente senza nemmeno considerarle, Graziella  zoppicando e piangendo cercò di seguirli  fino alle auto "ma cosa fate ci avete  rubato le chiavi, le chiavi sono nostre, noi vogliamo rientrare in casa nostra! Non potete farci questo! Dove andremo a dormire? Come Dottor Vinci, come?! Avevate promesso che avreste rimesso tutta la nostra roba dentro! Non potete lasciarla tutta fuori così, la rimettiamo dentro noi chiamiamo qualcuno, lo paghiamo noi, permetteteci almeno di chiamare un idraulico! La casa si sta allagando tutta! Per favore ! Per favore! Non potete! Tutti i nostri mobili si sciuperanno!”

Ajmona che essendo più giovane camminava meglio correndo riuscì a

raggiungerlo davanti all'auto e lui girandosi disse: "se cercherete di rimettere a posto anche un solo spillo sappiate che  c'è l'arresto".  E poi se ne andò con tutti gli agenti impassibile, senza preoccupazione alcuna, senza  rispondere, lasciandole lì fuori di casa pietrificate dallo shock.

Mentre faceva manovra, con una forte sgommata  per andarsene assieme agli altri agenti  abbassò il finestrino  e tirando fuori il braccio con tono beffardo disse "state tranquille, state tranquille, le chiavi le teniamo noi! Ci vediamo a via Zara!"

 Restarono lì immobili, più che sconvolte inebetite dalla crudeltà di ciò che stava accadendo, insieme alla nostra roba erano state buttate fuori di casa, si sentirono massacrate, violentate, mentre le lacrime continuavano a solcargli il viso gli inquilini seguivano la scenetta dalle finestre ridendo della loro  malasorte.

Impotenti si rimisero  al volante, perché avevano mia nipote V. Ajmona  a  Roma disperata,  piansero tutto il viaggio .

 

Una volta tornate a Roma fecero diecine e diecine di telefonate, fax per ottenere la grazia di riparare quel tubo che continuava a buttare acqua dentro casa addosso ai mobili e tappeti e di mettere dentro tutta la nostra roba, ma niente servì. Un'infinità di oggetti ed arredi giacevano sulla nuda erba, il contenuto di 6 casette prefabbricate. Avevamo pochissimi soldi perché stavamo ancora pagando il mutuo e l'inquilino facendosi scudo delle calunnie giornalistiche non ci pagava più l'affitto da tempo, ma ci rivolgemmo ad un avvocato che da Roma fu accompagnato a Firenze, alloggiando tutti in  hotel, l'avvocato in centro e loro in un altro! Per parlare con il pm  e pregarlo di far sì che i nostri oggetti fossero rimessi al coperto, Canessa gli promise che avrebbe fatto rimettere tutto dentro, l'avvocato ci disse che era stato molto gentile e che "dovevamo star tranquilli" e poi aggiunse che gli aveva promesso che forse ci saremmo salvati dalle “ruspe che erano pronte a scavarci tutto il giardino”, in quanto Canessa gli aveva detto che aveva questa idea da tempo "ma comunque dovevamo stare tranquilli". Ci sentivamo veramente presi in giro, ci venne un colpo a sentire queste cose, al solo pensiero che le nostre amatissime piante della nostra amatissima terra potessero essere violentate  ed oltraggiate come lo eravamo noi. Ci sentimmo caduti nel burrone del delirio, nella spirale della pazzia, caduti nella barbarie giuridica di un mondo falsamente civile, progredito, dove il potere dovrebbe essere al servizio, guidato e governato dalle leggi di rispetto per l'essere umano, l'innocenza, la libertà. Capimmo che eravamo ancora ai tempi di Nerone, del Colosseo, dei Vandali, e di tutte le dittature anche del secolo scorso sparse per il mondo e quando un innocente è in pericolo lo Stato non c'è, anzi.... mentre il nostro avvocato ci diceva quelle parole vedevamo i turisti che visitavano Firenze tranquilli e sorridenti, ignari di un così grande crimine, ed a noi ci cadeva il mondo addosso.

 

Il giorno dopo -visto che gli agenti non arrivarono a rimettere la roba al coperto come aveva promesso Canessa- facemmo una conferenza stampa con i nostri due avvocati e molti giornalisti,  proprio lì fuori della recinzione delle casette prefabbricate dove attraverso la rete si vedevano le tonnellate di roba  buttata all'aperto. Conferenza che però ci fu oscurata. 

Speravamo di attirare l'attenzione sia dell'opinione pubblica su di uno scempio così grande,  sia di qualcuno del Ministero della Giustizia  che fosse venuto a salvarci. Alla fine della conferenza stampa dopo aver parlato con i giornalisti e pianto accoratamente, ci sentimmo male e dovemmo chiamare il dottore d'urgenza che venne proprio lì in mezzo al campo, al giardino vicino alla rete dove Ajmona e Graziella erano sedute  e mentre  il medico dell'emergenza  le  visitava trattandole male anche lui  e  gli infermieri che l'accompagnavano, erano stati visibilmente plagiati da tutte le calunnie scritte sui giornali e quindi non le reputavano più delle persone da aiutare, ed il loro intervento anziché essere curativo e rassicurante fu ancora più devastante, addirittura questi esseri  senza cuore insinuarono che era tutta una manfrina che stavano bene e  che la pressione della mia povera sorella era buona. Sfido chiunque in una tragedia così a stare bene. Mandarono via quella gente che le sfotteva e denigrava con sopportazione e corsero da un altro dottore scoprendo  che invece la pressione era altissima e non quella che dicevano gli altri. L'altro medico le dette qualcosa per abbassarla prima di farla andar via e dopo 20 minuti gliela rimisurò, altro che manfrina! Quando la gente è accecata dall'odio generico e politico, dal disprezzo, dall'arroganza, dalla prosopopea, dall'ignoranza, dalla malafede, da vecchie invidie paesane... Gente che mette il cappottino al cane, ha sempre la messa in piega fatta, la tuta fosforescente per “aiutare”, gente che non sa nemmeno cosa sia la misericordia di Dio  né quella degli uomini, anche se fossero atei, dirgli vipere della peggiore specie è un offesa per i poveri rettili. Tornando a quel giorno... una delle nostre inquiline a  cui avevamo dato in affitto l'hotel ristorante che da mesi non ci pagavano più l'affitto approfittandosi dello scandalo malgrado continuassero a lavorare come matti, passeggiavano sottobraccio al grossista dell'acqua di San Casciano deridendoci e umiliandoci, gioendo per le nostre sofferenze, schernendoci per la nostra sventura. Mia nipote sentì che ridevano, gioivano di questa situazione e dicevano: ”la figlia ha telefonato disperata chiedendo se gliele potevo passare ma io non glielo dico di sicuro così si dispera e speriamo che crepi visto che piange, anzi che crepino tutte e tre presto queste stronze”. Se questi sono esseri umani... cosa ne pensa Dio di una cattiveria e sporcizia di cuore così?

Passarono i giorni, venne l'autunno, la pioggia, poi la grandine e poi anche l'inverno e la neve e la nostra roba continuò a restare lì nel campo, sulla nuda terra insieme ai nostri cuori  e nessuno del Ministero si fece vivo per aiutarci e rimettere le cose in un giusto ordine di civiltà perché non esistono solo i crimini compiuti  dagli assassini ricercati dalla polizia , esistono anche altri tipi di crimini... come si può concepire tutta questa persecuzione, massacro, scempio, violenza in tempo di pace verso una famiglia, solo se si pensa a Milosevic o all’Argentina, ma non si può credere che questo sia successo in Italia ai nostri giorni. Continuammo a telefonare al centralino di Canessa e di Giuttari, inviammo fax, pregandoli di mettere al coperto almeno la carrozzina di Ajmone Corrado, il mio nipotino  morto, ma niente!

Eravamo tanto deboli ed affranti ma con tanta forza ci unimmo tutti e 4,  decidemmo di fare causa agli inquilini che non ci pagavano più l'affitto, le mie nipoti si presentarono al cospetto del giudice in lacrime, le espressero tutto il loro dolore e la loro disperazione, ma sbattendo violentemente il martellino sulla sua cattedra disse ”silenzio!”. Tutti gli articoli pieni di menzogne avevano plagiato anche lei??? Poi incredibilmente la sentenza che fu emessa  disse che dovevano restare dentro senza pagare per il momento in quanto lei non accettava la richiesta dell'urgenza, e che avremmo dovuto fare una normale causa civile di anni ed anni per mandarli via! La giudice non vedeva l'urgenza malgrado gli accordi presi nel contratto dicevano chiaramente che se l'inquilino avesse interrotto il pagamento se ne sarebbe dovuto andare dopo poche settimane e malgrado avessero detto chiaramente al giudice che lavoravano tanto nella nostra villa ma non volevano più pagarci a causa delle diffamazioni giornalistiche, quindi approfittandosene. Noi facemmo presente che avevamo il mutuo e che non avevamo altre fonti di reddito,  reduci dal cancro, con Vittoria studente e due pensionati eccome se saremmo morti di fame! Sarebbe stata la fine, quello che volevano loro.

Ancora una volta eravamo vittime di quella giustizia che proprio non voleva funzionare e che senza una ragione ci stava rovinando la vita.

Eravamo disperati ma ci facemmo forza ancora una volta sapendo che quella gente  approfittandosi della nostra tragedia si stava arricchendo alle nostre spalle, ma lo faceva tenendo l'azienda in scarse condizioni igieniche, telefonammo ai nas e glielo facemmo presente. Infatti il maresciallo che fece il sopralluogo decise di sequestrargli le licenze per carenze igieniche. I malfattori  continuarono a lavorare anche senza licenze, accortomi di ciò  telefonai ai vigili ed al Comune di S. Casciano e dopo alcune settimane di sopralluoghi furono costretti  ad andarsene.

Appresa la notizia che questa famiglia di approfittatori se n'era finalmente andata dall'azienda le mie nipoti lasciarono Roma per sempre e

s' incamminarono verso Poggio ai Grilli, tanto erano rimaste con poco denaro che per risparmiare presero  la statale e sbagliandosi arrivarono quasi a Livorno!

Furono a casa alle 4 di notte  in pieno inverno, non c'era né  riscaldamento né luce né acqua, era tutto rotto, nero e sporco, Graziella e Ajmona   si misero  a piangere per come era ridotta la nostra casa, la più piccola le consolò dicendogli  di farsi forza che bastava pulire e riparare e con tanta pazienza ce l'avrebbero fatta!

Passarono una notte al gelo con le candele.

Il giorno dopo Graziella mi telefonò disperata e mi chiese di portarle una scopa per fare le pulizie  e un po' di soldi per fare la spesa.

Avevano messo la mia famiglia in ginocchio, sull'orlo della disperazione diffamandole di essere i mostri di Firenze e dando in pasto questa falsa notizia lurida, nauseabonda, marcia agli inquilini imbroglioni.

 

Il giorno dopo incominciarono ad arrivare i creditori degli inquilini: gli avevano dato ad arte appuntamento per riscuotere sapendo che loro non c'erano più. Ora dopo ora arrivarono 6 o 7 persone di aziende diverse che reclamavano grossi conti: 8 milioni di £ di macelleria da un macellaio di S. Casciano ed altrettanti da un macellaio di Tavarnuzze, 300.000 £ di carrozziere, un 1.000.000 di brodo! £ 12.000.000 di latte e latticini,due milioni di pasta fresca, 600.000£ di lavanderia, milioni di lire di gasolio, debiti persino con il pastificio dei ravioli ecc. insomma una barzelletta amara... una processione di persone, un andirivieni di gente alla quale avevano dato appuntamento in malafede sapendo che avrebbero trovato noi, ed anche a noi lasciarono un grosso debito di circa 150.000.000 di lire più tutto ciò che era sparito e che noi nelle condizioni pietose in cui eravamo ridotte non controllammo più nemmeno l'inventario.

I creditori ci raccontarono che in passato avevano sempre pagato e che gli avevano fatto prendere fiducia per questo il conto finale di tutti si era accumulato...

avevano lavorato tanto, tantissimo, alle nostre spalle non pagandoci più l'affitto.

 

I  gattini randagi  di cui le mie nipoti si prendevamo cura con tanto affetto, erano stati  affidati  agli  inquilini che avevano  promesso di continuare a  sfamarli, ma quando si fece giorno li trovammo distrutti: si sbranarono per un pezzo di pane secco ed uno era molto malato, fu' chiamato il veterinario di S. Casciano: il dottor Burgassi, dopo la visita chiese quaranta mila Lire e noi nel grande imbarazzo gli dicemmo che non potevamo dargliele, capì la situazione e si accontentò di un panettone.

Malgrado le cure il gattino morì. Fu un caso isolato perché sono tanti anni che spendiamo sempre tanto per veterinari, siamo animalisti e vegetariani da 25 anni, sosteniamo le spese per sterilizzare tutti i randagi che arrivano nella nostra colonia  e   per curare tutti gli  animali malati che incontriamo, per riscattare un merlo dalla prigionia in una gabbietta di 25 cm. abbiamo dovuto pagare 300 euro, solo per poterlo affidare alla Lipu di Borgo S. Lorenzo e ridargli la libertà, e tanti altri casi, come l'ultimo arrivato, un gatto grigio che soffriva tanto, l'abbiamo fatto operare di entropia e curato benissimo a pensione dal veterinario.Cornice1

Più tardi venimmo a sapere che quelle persone a cui avevamo dato l'azienda in affitto avevano un grande curriculum di truffe e di fallimenti alle spalle e per questo dal Val D'Arno erano venuti a prendere in affitto un'azienda  a S. Casciano in Val di Pesa dove nessuno li conosceva.

Inizialmente quando si presentarono loro erano associati con una grande società di persone raccomandabili ma poi litigarono ben presto con gli altri soci e li allontanarono, fecero fallire la società installandosi dentro la nostra villa da soli e prendendosi tutti i guadagni.

Gli ultimi assegni che ci avevano dato per l'affitto non li potemmo riscuotere perché appartenevano alla loro nonna defunta e più in là scoprimmo che ne avevano dati molti in giro! Facendo questo ed altri raggiri si erano arricchiti grazie ad un  prestanome.  

 

" Documenti, montagne di vestiti e oggetti da

 buttare in attesa dei camion della Safi"

Il bianco sui mobili di sala, cucina e camera è tutta muffa

Foto di Bisnonno Settimo Frediani, compositore di musica a Lucca, gli uomini  della squadra mobile hanno deciso che si doveva ridurre così, ci hanno impedito  di portarla a riparo, facendocela lasciare 4 mesi all'acqua.  Non abbiamo altre foto di questo bisnonno.

" uno dei tanti buchi nei muri fatti in casa nostra dagli agenti della squadra mobile"

L'appartamento di famiglia e le casette prefabbricate erano sempre sequestrate, le mie nipoti ogni giorno giravano intorno al recinto e piangendo vedevano la nostra roba che si sciupava pian piano a causa delle intemperie naturali, il dolore era straziante... rugiada, pioggia, grandine, neve.

Dal momento in cui ci avevano sequestrato tutto al dissequestro passarono  4 mesi!!  Quando ci fu permesso di riprendere possesso di tutta la nostra roba ed aprimmo la nostra casa fu troppo tardi per moltissimi oggetti: ogni cosa era verde di muffa, ovunque l'aria era terribile, tutto puzzava di marcio, ci sembrò di entrare in una palude, le foto avevano tutte macchie, il tappeto persiano all’entrata si sbriciolò a pezzi, era proprio marcito e il tubo buttava ancora le ultime gocce, trovammo degli enormi fori  in molte stanze perché Giuttari e Canessa avevano osato  bucare i muri   per la loro fissazione di cercare una cappella dove cappella non c'è, fu un ennesimo colpo, un' ennesima ferita, capimmo perché  gli inquilini ci telefonavano e ridendo, dico ridendo, ci avevano detto più volte: "Giuttari e Canessa vi stanno buttando giù la casa, si sentono dei rumori di martello pneumatico! Vi buttano giù tutto!"

Fuori tutto era ormai marcito, fummo costretti a buttare via quasi tutto,  come si faceva a recuperare tutti quei ricordi, anche se con tutto l'amore del mondo fu impossibile conservarli erano ridotti in un modo pietoso. Che colpo quando potemmo rimettere le mani sui nostri oggetti! Quanto ha pianto mia sorella  quando ha visto il suo abito da sposa tutto marcio ed ammuffito ed  ogni oggetto: carte, documenti, libri, foto erano diventati intoccabili per la muffa, per i muri ed i pavimenti ci vollero quintali di varechina e mesi  per ripulire. Una vicina si alterò e venne a rimproverarci ”se non togliete tutte queste montagne di roba marcia mi rivolgerò alle autorità! Il vento fa volare i vestiti, le carte, l'odore di marciume e poi tutto ciò attira i topi!!” Come se fosse stata colpa nostra, beata lei che aveva da preoccuparsi solo di eventuali topi!

 La Safi fece vari viaggi per prendere quello che restava della nostra roba trasformata dalle intemperie in tonnellate d'immondizia. La prima cartolina che mio cognato inviò a mia sorella, le lettere  che Paolo Emilio Taviani inviava a Luciano, il biglietto che Pietro Annigoni aveva scritto a mia nipote per complimentarsi per i suoi quadri e poesie, tutto distrutto, la bellissima lettera di Geno Pampaloni, critico letterario, a mia nipote Ajmona nella quale da un giudizio sulle poesie ed opere, un'altra bellissima lettera sempre per le opere di Ajmona di Sua Eccelenza Caprio, Segretario di Stato del Vaticano, di queste ultime due abbiamo una fotocopia, ma di tanti altri documenti importantissimi come lettere del Re al nonno Alberto, suo braccio destro in Marina, le foto di Settimo Frediani, maestro di musica, lettere indirizzate a Luciano che parlavano dei suoi grandi valori morali sempre dei Savoia sono andate perse per sempre, documenti a non finire, come tanti altri ricordi. E' giusto?

"Questo è il tubo rotto che ci hanno impedito di riparare, l'acqua ha rotto il cartongesso che lo ricopriva ed ha poi allagato la casa per 4 mesi"

" il tappeto antico  che tenevamo all'ingresso, era rosso con disegni blu, da  qui si capisce quanto siano stati grossi i danni del tubo rotto che ci hanno  impedito di riparare, detto tubo era distante circa 20 mt dall'ingresso e  l'acqua è arrivata fin lì rendendo il tappeto irriconoscibile assieme a tanti  altri arredi, irrimediabilmente danneggiati"

 

Sogniamo  un grande abbraccio del Presidente Napolitano e del Ministro della Giustizia. Forse questo abbraccio potrebbe lavare e medicare le ferite che portiamo nell'anima. Tutt'oggi non sappiamo darci pace  di quello che abbiamo subito, sapevamo che questa cosa di buttare tutti i mobili fuori era accaduta solo sotto i regimi di Caucescu e Milosevic, mai e poi mai avremmo potuto credere che  sarebbe potuta accadere in Italia! Nel 2000! Sono sicuro che un castigo del genere di lasciare tutti i mobili alle intemperie non lo hanno dato nemmeno ai  veri colpevoli, nemmeno ai mafiosi, e poi tutto senza una ragione perché dopo otto lunghissimi anni di graticola lo stesso Paolo Canessa fu costretto a scrivere la verità: che c'era "solo un'ipotesi " su di noi senza uno straccio d'indizio, solo per un' ipotesi abbiamo dovuto subire tutto ciò e molto altro, non avevano il diritto di farci questo. Delle persone estranee a tutto ciò che gli viene attribuito, che vengono trattate così!!! Non si può immaginare  il dolore che abbiamo provato!! Questa violenza ha segnato profondamente la nostra vita. Quanto ci è successo  dovrebbe far vergognare l'Italia agli occhi di tutto il mondo. Dopo 8 lunghissimi anni Canessa  mette per iscritto  che:" I fatti addebitati alle indagate si fondano soltanto su UN' IPOTESI     della polizia  che non hanno trovato né al momento della stesura della nota né successivamente elementi concreti  di riscontro per cui non appare possibile sostenere  l'accusa"

                                       

"Questa è la richiesta di archiviazione  e l'archiviazione di Canessa dovuta all'assoluta mancanza di prove o di indizi sulla famiglia Corrado, in particolare è importante notare che tutto quanto sopra descritto ci è stato fatto solo per "un' ipotesi" della polizia, -quindi una fantasticheria-   "senza alcun riscontro"

 

Ma perché l'accusa doveva essere sostenuta per forza?! Si è fatto l'impossibile per sostenerla... Quindi tutte queste torture che abbiamo subito sono state solo per "un'ipotesi, senza elementi di riscontro"?! Tutto questo è stato fatto ad una famiglia meravigliosa, profondamente cristiana  e devota alla Madonnina  ed anche benedetta da ben due miracoli in pieno scandalo  oltre a tante grazie ricevute che  ci   hanno aiutati ad andare avanti nei momenti più duri.

Quando raccontiamo a qualcuno  questa storia la frase che tutti ci dicono:  "è  un miracolo che siate ancora vivi", ci sono persone che si suicidano  per molto meno, la cronaca di tutti i giorni ce lo insegna: chi lo fa' perché è accusato di una mazzetta, chi perché lo sorprendono con una prostituta, chi perché non trova un lavoro.

Oggi siamo nel 2011, l'anno scorso incontrai Canessa  e gli dissi “ dottore quando finirà per noi questa storia?” “ Ma è  già finita! Da anni ho scritto che non c'entravate niente”.

Queste furono le sue incredibili parole, pronunciate calmo, tranquillo, placido, come se non fosse successo niente, niente di male, niente di grave. Mio cognato è morto d'infarto, la nostra vita è massacrata, la salute ce l'hanno distrutta, l'azienda pure, siamo stati dipinti agli occhi del mondo come Jack lo Squartatore, come i mostri di Firenze, non vi può essere croce più grande, tutti continuano a trattarci male ed a rifiutarsi di avere contatti di qualsiasi tipo con noi, e lui dice che è tutto finito?!

Eppure ci sono persone che ci deridono, ci insultano, che continuano a speculare pur sapendo benissimo che non c'entravamo niente. Chi potrebbe ridere di una simile tragedia? Solo delle persone-belva, gente che non si può chiamare uomini e donne, né animali, sarebbe un'offesa per gli animali. Questo vale anche per tutti coloro che ancora oggi infieriscono su di noi, e sono tanti! Persone apparentemente simpatiche, carine, umane, gentili con tutti, ma che con noi sfogano vecchie invidie o altri tipi di odio dettati da sporchi interessi e speculazioni, il lato più oscuro dei “perbenino” quelli che quando i boia tagliavano la testa, nei secoli scorsi, andavano a ridere e gioire, gli stessi che ci tengono tanto a fare i “per bene” ma che perbene assolutamente non sono, farmacisti, commessi, ortolani, clienti, sposi, infermieri, finti nobili non nobili di cuore, persone di tutti le classi sociali ammalate di perbenismo acuto ostentato ma falso, inesistente, prive di moralità, ipocriti, gente che gioisce delle sventure altrui.

Cari lettori, premesso che su Internet vi sono diffamazioni mostruose anche su Padre Pio e su Fratel Cosimo, che quando siamo state in pellegrinaggio, ci ha detto che la Madonna ha visto i nostri cuori, di non preoccuparci e di cercare la verità, in questi giorni ho appreso che finalmente le diffamazioni terribili che vi erano su Internet da anni corredate da fotomontaggi che raffiguravano il Papa come Dracula, come il Male, il Diavolo sono riusciti a toglierle ed individuare il colpevole, ne sono stato felice e mi sono consolato pensando che se il Papa ci ha messo tanto tempo anche io ce la farò a sconfiggere i pazzi del web. Su Internet ancora ci diffamano terribilmente, molti di voi avranno letto cose inventate di sana pianta, ormai si è creata una specie di catena di Sant'Antonio di diffamazioni, la nostra famiglia è diventata una calamita per pazzi e mitomani che enfatizzano la storia del Mostro di Firenze. Gente che  inventa con cattiveria feroce. Mi chiedo: come mai a noi tutte le coppie di sposi che ci sono venute a visitare in tutti questi anni  ci hanno raccontato  di aver avuto presso altre ville non sempre ma molto spesso esperienze terribili alle nozze degli amici: rimasti con la fame, niente ripassi, pessimo cibo, tutto freddo, macedonia in scatola, verdure e patate chiaramente surgelate, cacciati via di gran corsa a mezzanotte o l'una, niente bagno in piscina, la musica staccata, gazebi dove rifugiarsi in caso di pioggia insufficienti, portate stabilite assolutamente dimenticate, camerieri sgarbati, affitti salati, cibo da catering, buffet sforniti, code tipo mensa del Autogrill, addirittura un caso limite che ha dovuto aprire la bottiglia con il suo portachiavi perché i camerieri non l'avevano! Cose gravissime accadute davvero che nessuno osa raccontare e scrivere su Internet  perché se non c'è la base delle diffamazioni del Mostro di Fi, la gente non se la sente di mettere nero su bianco capendo che la verità danneggerebbe quella villa o quel catering dove sono stati tanto male però non se la sentono di danneggiarli sulla rete perché ci potrebbero essere denunce, conseguenze e poi anche se professionalmente hanno fallito vengono considerate ugualmente persone normali, rispettabili anche se incompetenti ed imbroglioni, però non sono i mostri di Firenze! Invece su di noi concorrenti scalmanati ed altri avvoltoi e sciacalli inventano di sana pianta di tutto, come si spiega? Perché le diffamazioni sono state troppo gravi e protratte nel tempo ed hanno fatto il lavaggio del cervello a tutti quindi ormai su di noi tutto si può inventare. E' giusto che ci sia  accaduto tutto questo solo per aver rinvenuto degli oggetti strani  ed aver chiamato la Polizia? Il dovere civico viene ripagato così?

E' giusto che i soldi dei contribuenti siano stati spesi così dagli inquirenti senza motivo procurandoci sofferenze immani? E cioè: centinaia di ore di ascolto  e trascrizione di telefonate perché avevano messo il nostro telefono e quello di tutti i nostri conoscenti sotto controllo. Centinaia di ore di interrogatori a tutte le persone di cui avevano trovato traccia sulle nostre agende. Diecine di agenti  impiegati per ben quattro perquisizioni di durata lunghissima  subite dalla nostra famiglia più altre fatte a conoscenti, macchine partite da Firenze per braccarci nella casa del mare a Roma, alberghi ristoranti, trasferte, benzine, autostrade e quant'altro.

 

Noi chiediamo disperatamente che venga detta la verità sulla nostra famiglia e che le calunnie inventate di sana pianta spariscano da Internet, come è stato fatto per il caso Lumumba, Zornitta, Tortora, anche lui martire di un'enorme bufala.

 

Il capo della squadra Mobile, ormai ex,  ha sempre continuato a scrivere i suoi libri bello tranquillo tradotti in tutte le lingue, si possono acquistare anche su Internet.

Noi abbiamo subito torture psicologiche e fisiche: la salute è andata in fumo  l'elettrocardiogramma  di mia sorella fatto 20 giorni prima delle perquisizioni di mia sorella andava bene dopo pochi giorni è risultata cardiopatica, mio cognato non c'è più e le mie due nipoti hanno la salute a pezzi  e tutto questo solo per “ un'ipotesi” quindi una fantasticheria.

La mia famiglia è profondamente cristiana,  ed essendo vegetariani ed  animalisti,   non uccidiamo     nemmeno una formica, se la troviamo  in casa la portiamo  fuori   sull'erba, noi tutti siamo veramente dei   sopravvissuti, dei martiri.

Desideriamo fortemente  che tutti i responsabili delle nostre sofferenze patite ingiustamente per tanti anni siano puniti. Non è la prima volta che nel corso della storia,  dei malvagi ed il destino si accaniscono con delle calunnie e delle atrocità su delle persone perbene  che lottano per i diritti   umani. E tanto più grande è il divario  tra la vittima delle diffamazioni  e le diffamazioni stesse, tanto più, poi, il destino si accanisce, e poi... proprio il destino ci fa capire quanto grande era quel santo, o quello scrittore o quel poeta, o quel rivoluzionario. Non per niente abbiamo grandissimi esempi con Gesù che è stato posto in croce, con le diffamazioni a Padre Pio,  con Solgenitczjn e tanti altri. Com'è possibile che  il nome di  una normale casalinga  come mia sorella e  di mia nipote sia stato scritto  sul registro degli indagati per il Mostro di Firenze? Una persona che al primo omicidio delle coppiette  era  una bambina di soli 5 anni?

                                     

Com'è possibile mettere sul registro degli indagati per il Mostro di Fi una mamma ed una bimba che al primo omicidio del mostro aveva 5 ANNI al secondo 8 e così via? Addirittura 2 omicidi avvennero quando Ajmona aveva 18 anni ed era incinta! Forse qualcuno ha dato i numeri. Giudicate voi cari lettori se queste persone potevano avere a che fare con quella tragica storia a quest'età!!!

 

Credo proprio che qualcuno abbia dato veramente i numeri  in malafede ma io mi chiedo chi  ci  pagherà   tutti i miliardi di danni per le centinaia di banchetti matrimoniali (attività principale della  villa) non più prenotati  da tanti anni a questa parte fino a tutt'oggi a causa delle diffamazioni? Oltre a tutte le prenotazioni dell'hotel perse e disdette. Quasi tutte le diecine e diecine di cause intraprese contro i giornalisti per avere ristoro morale ed economico  sono state sabotate   da una persona  apparentemente attendibile nell'ambito giudiziario che si metteva di mezzo per dire di assolvere i giornalisti a quasi tutti i giudici  che noi incontravamo sul nostro cammino. Dopo tanti anni di sofferenze enormi e spese legali abbiamo potuto avere la nostra prima grande soddisfazione: la condanna penale di due giornalisti solo dopo che Canessa ha messo nero su bianco della nostra totale estraneità a tutto, ma per arrivare a questo risulta nulla sono valse le mille richieste che gli  furono fatte, è stato costretto  a scrivere in modo chiarissimo la nostra assoluta estraneità a tutto  ed il macroscopico errore da lui e da Giuttari perpetrato in seguito alla richiesta di avocazione presentata dal nostro avvocato.



Istanza di avvocazione presentata dal nostro avvocato








Istanza di avvocazione presentata dal nostro avvocato


Guarda che caso: dopo questa richiesta ha scritto la verità molto bene e con grande sollecitudine, 5 righe meravigliose di pura verità, e non sarebbe stato meglio se le avesse scritte anni ed anni prima? O se forse non avesse messo così di mezzo una semplice famiglia perbene?  E' giusto che l'ipotesi della polizia abbia avuto tutta l'enorme fuga di notizie false date ai giornalisti? E' giusto che le autorità appena si resero conto di aver imboccato una strada sbagliata, inutile, una strada-bufala non si siano precipitate a bloccare stampa e televisioni ed a fare grosse precisazioni dicendo che non c' entravamo proprio niente per salvarci dalla catastrofe sociale  nella quale ci hanno fatto precipitare? Abbiamo dovuto denunciare anche Giuttari perché in uno dei suoi romanzi ci diffama gravemente. E' giusto rovinare la vita ad un'adolescente come mia nipote, che non ha più avuto per anni un'amica che sia voluta uscire con lei? “se hanno coinvolto te che non c'entri nulla, allora possono coinvolgere anche noi“ queste le parole degli amici che le dicevano che i genitori  non volevano più che la frequentassero per paura di restare anche loro coinvolti  nel delirio, così per anni è rimasta chiusa in casa a lavorare con gravissimi danni alla salute psico-fisica, insomma la privacy di Erika ed Omar andava tutelata ma non quella di mia nipote? Perché sui giornali è sempre stato detto “ il signor Misseri, la signora Rosa Bazzi, la signora Franzoni”  e delle mie nipoti solo “le due tenutarie, le due donne del lager”? Ma ci rendiamo conto? I giornalisti dicono, giustamente, “signora zingara” ma  dov'è l'importantissima deontologia professionale che insegnano cercando di inculcarla, ben facendo, con tanta insistenza al corso di formazione per divenire giornalisti? Al corso ripetono tanto che tramite l'opinione pubblica si determina la reputazione delle persone al positivo o al negativo. E cioè: mai mettere i nomi di persone sconosciute, se non sono personaggi pubblici, per evitare la loro rovina, nemmeno le iniziali di una madre che uccide il figlioletto appena partorito perché se in famiglia ci sono minori potrebbero avere un enorme danno (quando i giornalisti cominciarono a diffamare la nostra famiglia mia nipote V. Ajmona era minorenne) e non solo: non scrivere nemmeno il nome del paese dov'è avvenuto il fatto ma solo scrivere il capoluogo di provincia, non mettere nomi e riferimenti, nemmeno di persone che si sono suicidate per non danneggiare la famiglia, assoluta verifica delle fonti, non esprimere opinioni, quindi tutto stringato al massimo ed assolutamente vero, insomma insegnano a non rovinare la gente, e poi però non sarebbe giusto che l'ordine dei giornalisti prendesse dei seri provvedimenti disciplinari riguardo a chi ha “sparato” con la sua penna rovinando persone, portandole quasi alla morte? L'ordine dei giornalisti farà questo per il nostro caso? Vi è il caso di un professore di scuola che si è suicidato ed all'Ordine dei giornalisti insegnano che non si deve dire né il nome del paese, né della scuola, né della famiglia, nemmeno le iniziali! Insegnano che non si dice clandestino perché è lesivo per la persona, è offensivo, soprattutto per i bimbi, bisogna dire immigrato o straniero. Allora insegnano bene! Come è possibile che con noi non abbiano avuto scrupolo a sbatterci in prima pagina con tanto di foto e nomi marchiandoci come mostri per sempre senza alcuna prova né indizio????????????????? Un accanimento così grande si chiama persecuzione. Dopo 8 anni il p.m. scrive che si trattava esclusivamente di un'ipotesi della Squadra Mobile e che non vi è MAI stato alcun riscontro concreto né nel '97 né successivamente. Tutto quello che è successo a noi può avvenire in un paese
civile nel 2000? .Mio cognato Luciano è morto d'infarto. Il medico della rianimazione dell'ambulanza, insieme a degli assistenti, hanno tentato a lungo di rianimarlo ma non ci fu nulla da fare. Il dottore è del paese ed i volontari anch'essi sono del paese, quindi sanno benissimo la causa del decesso, il medico lo ha anche messo per iscritto. Accludiamo qui la sua testimonianza a proposito di questa calunnia terribile, che ci fa soffrire tremendamente, forse più delle altre: infangare così mio cognato colpendolo addirittura nella sua moralità, religiosità, era assolutamente credente in Dio, nella Madonna, profondamente cristiano, attaccato alla vita, sperava di arrivare a cento anni. Il crepacuore gli ha  causato l'infarto, comunque si è trattato di infarto, come accade a tantissimi, quindi una morte assolutamente naturale. Ed allora com'è possibile che il giornalista Aldo Cazzullo si sia inventato di sana pianta che si è suicidato?  In paese dei delinquenti in assoluta  malafede continuano a dire in giro l'assurda storia! Ci è stato riferito che questa atrocità continua ad essere perpetrata per rovinarci, stigmatizzarci, additarci ancor di più, proprio da una cerchia vicina a coloro che sanno la verità per certa e cioè che si è trattato d'infarto in quanto erano presenti quella sera. Ditemi voi se è una persecuzione o no?! Come facevano verso gli ebrei: mettere in giro una voce falsa in assoluta malafede per distruggere un popolo, una famiglia, delle persone.

                                  

" Certificato di morte di Luciano e successiva dichiarazione del medico dell'emergenza che lo soccorse, ecco la prova inconfutabile della malafede di Cazzullo e di un po' di gentaccia che vuol portare avanti certe menzogne

 

In questa sporca storia che ci ha distrutto oltre al Mostro di Firenze non vi è dubbio che vi sono degli altri mostri, non quelli delle coppiette ma mostri di altro genere che hanno altre colpe e vivono tranquilli senza essere ricercati dalla polizia. I paesani che osano continuare a ripetere quest'assurdità è chiaro che sono degli assassini della peggiore specie. Avremmo potuto condurre una vita bella e normale come tutti, con una  vacanza ogni tanto ed il rispetto come ogni normale cittadino per bene ed invece solo anni in salita, duro lavoro, sacrifici, stenti, senza mai un giorno libero, senza mai avere il tempo di andare da un dottore. V. Ajmona è riuscita a prendere la maturità  solo a 28 anni perché dovette abbandonare la scuola in quanto tutti la insultavano a causa delle diffamazioni  e successivamente non ebbe più il tempo di studiare per lavorare duramente. I soldi per pagare il personale preferivamo risparmiarli il più possibile per pagare il mutuo e quindi lavorare in un modo sovrumano anche venti ore al giorno, io stesso risparmiavo la mia pensione per cercare di aiutare la mia famiglia. Chiediamo  aiuto disperatamente a gran voce, arriverà per noi la Giustizia che tanto desideriamo che  è importante come l’aria per riprendere a vivere con questa poca salute che ci è rimasta, la riabilitazione totale dei nostri nomi, delle nostre facce, della nostra identità , della nostra villa, della nostra proprietà, del nostro hotel ristorante, informando a mezzo televisione  tutto il mondo che siamo dei  martiri.Avevamo fatto tanto per costruire un'azienda con tanti sacrifici e loro hanno distrutto tutto, ci hanno reso la vita invivibile con le diffamazioni, non avevamo più clienti, abbiamo ricevuto migliaia di disdette molte di queste documentabili, non sapevamo come fare a pagareil mutuo, tutto il mondo ci crollava addosso mentre la gente ci trattava come sopra descritto e tutt'oggi  ancora  è così, solo dicendo a tutt’Italia la verità potremo tornare ad essere considerata una famiglia normale. Se trovate qualcosa di strano per dovere civico chiamate la Polizia ma siate coscienti che potreste fare la nostra fine! Grazie per l'attenzione     

Rolando Tacchio  -    Diploma D'Onore al  Combattente per la Libertà  d'
Italia rilasciatomi dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini e dal
Ministro della Difesa Giovanni Spadolini.
Maestro di scacchi.

     PRIMA E DOPO >>>